4 giugno

1928 
Campioni d'Europa (e perchè no?)

Amsterdam, IX edizione dei Giochi Olimpici estivi, torneo di vooetbal: ai quarti di finale duro confronto tra Italia e Spagna. Era capitato già ad Anversa nel 1920 e a Parigi nel 1924, con esiti alterni. Dell'XI azzurro, rispetto a Colombes, ci sono ancora quattro pezzi grossi: Rosetta e Caligaris, Baloncieri e Levratto (foto). Gli spagnoli hanno portato in Olanda gente di poca esperienza, e nessun pedatore proveniente da Madrid o da Barcellona. Per esempio: Zamora non c'è. L'assenza del 'Divino' può bastare da sola a illustrare l'umiliante sette a uno che porta l'Italia in semifinale. Monsù Poss, 'inviato speciale' de La Stampa, esulta: siamo gli unici europei rimasti in lizza. Poiché "nel 1924 a Parigi la Svizzera aveva classificato se stessa come campione europea dato che chi si trovava davanti ad essa era di provenienza americana, oggi noi potremmo per uguale considerazione fregiarci dello stesso titolo". E fregiamocene!

1938
Lex burgundiorum

Les Parisiennes si disinteressano o quasi del football, ma inizia la Coppa del mondo voluta da un burgundo, quel Giulio Rimet inesausto appassionato ed escogitatore, e tocca andare al Parco dei Principi per veder giocare le confinanti. Per onorare la rappresentativa del Reich - maledizione - opposta nel match d'apertura alla Svizzera. Bene, vogliamo essere neutrali e dunque parteggiamo per la Suisse, anche se con la Germania, da dieci anni a questa parte, ha sempre buscato. In effetti tutto sembra procedere secondo logica. I teutonici (in realtà una mista austro-tedesca, per via dell'Anschluss) producono il loro gollettino prima della mezz'ora, les jeux sont faits. E' a questo punto che sul loro glorioso orizzonte fa capolino la sagoma di André "Trello" Abegglen (foto), ginevrina stella del Servette. Un gol, l'inutile e sterile prolongation, ed è così necessario rejouer la partita. Trascorre una settimana, e Abegglen, altro gigante burgundo (oui, ja) nonché signore del lago e del fiume, trascina la simpatica comitiva rossocrociata a una clamorosa rimonta. E' proprio lui, infatti, ad assestare gli ultimi due colpi di spada alla boccheggiante armata hitleriana. Quattro a due.
Cineteca


1955
London XI

E' il battesimo della "Coppa internazionale delle città di fiere industriali" (vulgariter Coppa delle fiere), e anticipa di tre mesi l'avvio della prima Coppa dei Campioni. Il torneo si concluderà nel 1958: tre anni per disputare, complessivamente, diciassette partite. Strana competizione: dieci squadre iscritte, due elvetiche, due inglesi (ma una sola 'vera'), due tedesche (il Leipzig, nonché una rappresentativa della città di Francoforte farcita di pedatori dell'Eintracht), una spagnola (il Barça), una danese (il Copenaghen), una jugoslava (lo Zagabria), un'italiana (l'Inter). A Basilea, per il calcio d'inizio, si presenta un undici londinese composto da quattro giocatori del Chelsea, due dell'Arsenal, uno del Tottenham, uno del West Ham, uno del Fulham e due del Charlton Athletic. Atleti di club divisi da acerrime e pressoché secolari rivalità, in sostanza. Nessuno di loro militerà nell'estemporaneo London XI (che conquisterà la finale) sino all'ultimo giorno del torneo.  L'ouverture di Basilea fu monopolizzata da Clifford Holton, bomber dell'Arsenal che passerà al Watford giusto in tempo per perdersi la finale, e da Eddie Firmani, italo-sudafricano che a quella presenza non ne sommò altre, perché dall'autunno immediatamente successivo fu di scena sui campi della Serie A, prima con la maglia della Samp e poi con quella dell'Inter (sarà lui il primo centravanti dell'Inter di Habla Habla). A Sankt Jakob, Holton realizzò una tripletta, introdotta e fissata dai gol di Firmani. Prodezze dimenticate, delle quali nessuna immagine si riesce a trovare.


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