24 aprile

1910
Lo spareggio burletta

L'epilogo del campionato federale 1909-10 è burrascoso. Pro Vercelli e Internazionale devono spareggiare, avendo concluso il torneo alla pari. La federazione fissa la data, la Pro ha i suoi impegnati in un torneo militare, e ne chiede lo spostamento. Rifiutato. Al Campo 'Principe di Napoli' giocano dunque "11 poderosi atleti dell'Internazionale" (foto), cui i vercellesi - per ripicca - oppongono "11 minuscoli campioni": i ragazzini della cantera, in sostanza. "Vi erano elementi di undici anni, e fra gli altri Rampini che oltrepassa di poco il metro di altezza" (La Stampa). Finì dieci a tre per i lombardi, che così - con poca gloria - si aggiudicarono il loro primo titolo italiano.



1968
Ilija spenna i galletti


È la grande giornata di Ilija Petković. La Yugoslavia ospita i francesi al ‘Marakana’ di Belgrado, per un quarto europeo ancora aperto dopo l’1-1 di Marsiglia del 10 aprile precedente, e Ilija (velocissima ala destra dell’OFK) fa la sua prima apparizione in nazionale. Dopo poco più di mezz’ora aveva già infilato due volte Aubour, contribuendo da protagonista assoluto a spennare con un pesantissimo 5-1 i galletti francesi, portando così la Yugo alla fase decisiva del torneo che si giocherà in Italia, dove – come si sa – eliminerà l’Inghilterra campione del mondo prima di vedersela con i padroni di casa nella finale.
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23 aprile

1959
Dificil y precaria victoria del Madrid

Fu per le semifinali della Coppa dei campioni 1958-59 che il sorteggio tra le quattro rimaste mise l'una contro l'altra due squadre della stessa città. Fu un Derbi madrileño; il Real era campione d'Europa e di Spagna, l'Atlético vantava una specie di wild-card, essendo giunto secondo nella Primera 1957-58. I Blancos dovranno sputare l'anima per venire a capo di un confronto reso più equilibrato dalla rivalidad. Al Bernabéu, intanto, è un due a uno in rimonta, che Puskás fissa dagli undici metri. Vavà, fuoriclasse brasilero ingaggiato dai Colchoneros, il penalty invece lo sbaglia, errore che nell'economia della sfida costerà molto caro. "La verdad es que ha ganado quien ha tenido más suerte. Y a quien más le ha favorecido el árbitro", sentenziò Ferdinand Daučík (foto), entrenador slovacco dell'Atlético. In quegli anni (e non solo in quelli) difficilmente al Real capitavano serate di mala suerte e arbitraggi sfavorevoli.


1969
Gli ex-ragazzi di Matt e i vecchietti del Paròn

Che duello a San Siro! Semifinale di coppa dei campioni, gara di andata. Il Milan ospita i campioni in carica dello United. Affascinanti sfide nella sfida: Rivera e Charlton (foto: si va sul classico), Best e Prati (beat generation), Stiles e Trapattoni (ruvidezze e sudore). E i due condottieri: Rocco e Busby. Il Golden Boy viene rapidamente azzoppato (da Denis Law!), e sostituito da Romano Fogli. I rossoneri ne mettono uno per tempo: Kurt Hamrin (in serata di grazia) e Angelo Benedicto Sormani. I Red Devils sostanzialmente non vedono la boccia, ma lamentano sviste arbitrali e preparano un clima torrido per la rivincita. Intanto, la notte milanese è un festival di clacson e di bandiere.

1975
Fallaron ideas y corazon

Si rassegnino i catalani. La Coppa dei campioni è stregata per il Barça. Neanche quest'anno, nonostante i tre grandi specialisti olandesi, finirà nella bacheca del club catalano, esposta all'adorazione delle masse barcelonistas. Eppure non sembrava un'impresa impossibile, rimontare da uno a due, a Camp Nou, contro il Leeds. Eccesso di gioco orizzontale, a occultare una certa mancanza di idee. Se si escludono i due assi foresti, d'altra parte, la rosa assemblata per Michels è zeppa di modestissimi jugadores. Gli inglesi macinano tutto ciò che riescono a macinare, e Peter Lorimer (di Dundee) dopo sette minuti ha già sfornato una bella e indigesta pagnotta. E' primavera, ma mentre sfioriscono i sogni degli uni, germogliano le illusioni degli altri. "We'll be the champions of Europe", sentenzia Jimmy Armfield, successore di Don Revie sulla panca dei Peacocks. Figuriamoci.

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22 aprile

1990
Sempre fatal Verona gli fu

Dopo la grande rincorsa, il Milan arriva stremato e stressato al rush finale. Mancano due partite, e il Napoli è rimasto aggrappato alla cima della classifica. Giocano oggi entrambi in trasferta: il Ciuccio a Bologna, il Diavolo al Bentegodi, teatro di dolorosi ricordi. La storia si ripete. Il Bologna, tranquillo, non si oppone, l'Hellas, disperato, lotta per sopravvivere. Il Milan perde la partita (facendosi rimontare) e le staffe, l'arbitro è Rosario Lo Bello (foto), figlio di Concetto. "Speriamo gli nascano solo femmine", chiosa Rivera memore di antiche nefaste giornate. In sostanza: polemiche roventi e tricolore che sfuma e torna a cucirsi sulle maglie dei giocatori del Napule.

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21 aprile

1909
The Hangovers

Fu tutta colpa di Bob ‘Leggy’ Turner. Non giocava più nel Leicester - era passato proprio in quella stagione all'Everton -, ma decise di festeggiare la vigilia del matrimonio insieme ai vecchi compagni di squadra, "embarking on a marathon drinking session that left them all heroically legless". E' perciò che il giorno dopo, al City Ground, presero dai rivali del Nottingham Forest una scoppola che fece discutere (dodici a zero!), tanto da lasciar sospettare ai capoccioni della Football Association qualcosa di losco. E invece no: erano solo gli effetti della grande sbornia. Intanto, però, il Forest rimase in First, e il Fosse scese in Second Division.



1963
All'estremo lembo dell'Occidente

La Seleçao è in Europa. Inizia il suo tour dall'estremo lembo dell'Occidente. A Lisbona c'è attesa. Nella memoria di tutti le sfide titaniche tra Santos e Benfica, l'autunno dell'anno passato. Valevano il tetto del mondo, e i brasiliani lo presero, Eusébio era grande, sì, ma certo non valeva (non ancora) quanto Pelé. All'Estádio da Luz, dunque, Portugal contro Brasil. Partita seria, partita tosta. Monsù Poss non viaggia mai senza un serio motivo, sa bene che i due XI sono al momento tra i migliori del mondo. "Per lunghi, lunghi anni il Portogallo è stato considerato come una potenza secondaria in fatto di gioco della palla rotonda", dice. Non è più così. Merito del Benfica, aggiunge. Così, in campo ci sono parecchi del Santos e parecchi del Benfica. Stavolta hanno la meglio i portoghesi. Uno a zero. Ma che "il Brasile abbia fatto uno sforzo notevole per cominciare il suo lungo viaggio con un risultato più favorevole di quello ottenuto, è dimostrato fra l'altro anche dal fatto che nel secondo tempo esso ha apportato tre cambiamenti alla sua formazione contro uno degli avversari: ha cioè giocato con quattordici uomini contro dodici, in linea definitiva". E così, nonostante questa superiorità numerica, la Seleçao ha capito che difendere il titolo mondiale nel Vecchio Continente sarà tutt'altro che semplice.
Cineteca


1970
Cento cappelli

Ed ecco Sir Bobby, che ha tirato fuori dal guardaroba i suoi cento cappelli. Il centesimo l'ha preso stasera, una bella partita a Wembley, con la fascia da capitano visto che l'altro Bobby non c'era (e chissà se gliel'avrebbe lasciata indossare). Sì, una bella partita, per la Home Championship, contro gli irlandesi del nord, che peraltro giocano tutti (a parte l'esordiente Anthony O'Doherty, colonna del Coleraine) in club e squadroni della First Division. Poi, a vedere il tabellino, si ripassa o quasi l'intera storia del football britannico dell'ultimo decennio: Peters, Best, Hurst, e naturalmente Charlton. Ma torniamo alla foto. Pensavo fosse una bella scoperta e la mostro a un amico inglese: "I've seen this photo before and always admired his parquet floor!", risponde ...
Cineteca

1982
Battle in Europe

Strappando uno 0:0 a Bruxelles  contro il più blasonato Anderlecht, l’Aston Villa si assicura la qualificazione alla finale della Coppa dei campioni. Non la meritavano i suoi followers, protagonisti in una serata di gratuita violenza. Il match fu addirittura sospeso per alcuni minuti, e rischiò di essere definitivamente interrotto dall'arbitro, Dusan Cachnak. "He had little alternative as the supporters behind Villa's goal tossed missiles at each other". Incidenti, feriti, barelle. Non un'eccezione, in quell'epoca, quando gli hooligans sciamavano tranquillamente nelle città e negli stadi d'Europa.

20 aprile

1966
Nel deserto dell'area francese

Beh, il colpo d'occhio che offre il Parco dei Principi non è gran cosa. Poche migliaia di spettatori per l'ennesimo derby col Belgio. Eppure i francesi dovrebbero avere un po' di appetito; hanno battuto per l'ultima volta i fastidiosi vicini nel 1956, sono dunque all'asciutto da dieci anni, allora si giocava per andare ai mondiali in Svezia, Taddeo Cisowski ebbe una giornata di grazia e insaccò cinque palloni, finì sei a tre, ma era un'altra Francia. Questa è un'accozzaglia di pedatori raccolti qua e là, Henri Guérin li porterà in estate sui campi inglesi a vendere cara la pelle, ma certo non si tratta di una squadra di calcio. E infatti, in questa amichevole di preparazione, il Belgio (zeppo di buoni giocatori dell'Anderlecht) passeggia. Brilla un esordiente che gioca nel Bruges - il club di cui scriverà la storia: Raoul Lambert (foto). Gioca solo il primo tempo, ma gli è sufficiente per lasciare un bel ricordo ai suoi ospiti. Di rapina, su una palla spiovuta dal corner, solo nel cuore di una piccola, deserta area di porta francese.
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1968
Dinosauro

"Dino Zoff, portiere del Napoli, debutta in nazionale proprio a Napoli il 20 aprile 1968. Non in un'amichevole qualsiasi, ma in una gara importantissima: valida per la qualificazione alla fase finale dei campionati europei, che si disputano in Italia. Ferruccio Valcareggi, dopo la sconfitta di due settimane prima a Sofia dove il titolare Albertosi ha incassato tre gol, nella decisiva sfida di ritorno contro la Bulgaria lancia quel portiere di 26 anni, che non soltanto resta imbattuto, ma stupisce per la sua calma capitan Facchetti e gli altri veterani Mazzola e Rivera" (da Alberto Cerruti, Dino Zoff e l'Italia: una lunga storia d'amore).


1977
I giocatori universali di Lobanovs'kyj

Il laboratorio di Lobanovs'kyj sta cercando di scalare l'Everest della Coppa dei Campioni, per concludere in gloria il suo favoloso triennio - titoli e coppe sovietici, Coppa delle coppe e Supercoppa europea tra 1975 e 1976. Nei quarti ha estromesso il Bayern tricampione, in semifinale trova altri tedeschi: i tremendissimi bombardieri del Borussia di Mönchengladbach. Li batte al Central'nyj stadion, con un solo gol. Il ritorno si gioca a Düsseldorf. Un bolide rasoterra di Bonhof dal dischetto, un tuffo di Wittkamp a inzuccare da due passi portano i tedeschi in semifinale. In entrambe le situazioni (la seconda non punita) il terzino sinistro degli ucraini, Viktor Matviyenko (foto), mostra a tutti cosa sia un giocatore universale: osta solo il regolamento, che non prevede possano essere schierati due portieri. Borussia in finale, dunque: appuntamento con la storia, e con il Liverpool, fissato per il 25 maggio a Roma.


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19 aprile

1958
Il battesimo di Bobby ...

Due mesi dopo il disastro di Monaco, l'Inghilterra va a Glasgow per l'ultimo match della British Championship. Non ci sono più Roger William Byrne, Duncan Edwards, Tommy Taylor, giovani sfortunati assi dello United, che stabilmente vestivano la casacca albionica. In compenso, Winterbottom fa esordire un altro dei Busby Babes, quello che di tutti diventerà e resterà il più famoso. Non ha ancora vent'anni, si chiama Robert Charlton. Gli inglesi espugnano Hampden Park, è un netto quattro a zero, e Bobby onora il battesimo come si deve, entrando nel tabellino.
Cineteca


1958
... e l'addio di Billy

Nel medesimo giorno, a Manchester, si spegneva William Henry "Billy" Meredith: un personaggio di grande profilo nel calcio britannico di fine '800 e d'inizio '900. Gallese, minatore, onde sbarcare il lunario ha persino giocato contemporaneamente in due squadre diverse - ovviamente in leghe diverse. Arriva a Manchester nel 1894, e fino a 50 anni gioca un po' nel City e un po' nello United. Segna parecchio, compresa una doppietta nel primissimo derby (quando lo United era ancora il Newton Heath e indossava maglie di colore giallo e verde), ma è anche protagonista di vicende non limpide, che gli costano squalifiche e disonore. Dei Dragoni fu una colonna per venticinque anni, del City una fra le prime leggende. Gli Sky Blues giocavano ancora ad Hyde Road, e spesso dalle tribune si alzava un canto per lui: Oh I wish I was you Billy Meredith | I wish I was you, I envy you, indeed I do! | It ain't that you're tricky with your feet, | But it's those centres that you send in | Which Turnbull then heads in, | Oh, I wish I was you, | Indeed I do | Indeed I do.

1989
La velleitaria Quinta del Buitre 

Che il Real dei secondi 1980s fosse compagine di non eccelso valore internazionale, si era già compreso. Sì, un paio di coppe dell'Uefa; mai oltre le semifinali in Coppa dei campioni. Nessuno poteva tuttavia immaginare uno schianto come quello (storico) di San Siro, contro il Milan di Sacchi nella serata che apre il lungo ciclo rossonero. Da quella sera, in Europa, il Madrid non fece più paura a nessuno per diversi anni; una generazione di mezzi campioni (ben rappresentata dall'eponimo, Emilio Butragueño Santos - foto), era sostanzialmente consegnata al catalogo delle promesse non mantenute.

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18 aprile

1971
Paella valenciana

Per tutti i 1960s il piatto della Primera División ispanica rimane a Madrid, più spesso nella bacheca della Casa Blanca, talvolta in quella dei Colchoneros. In Catalogna quel decennio è sostanzialmente opaco: qualche Copa del rey e una tacca fieristica, nulla più. All'ultima della temporada 1970-71 il Valencia (foto) è al Sarriá, ospite dell'Español, e vanta un punto di vantaggio sul Barça. I blaugrana sono a Madrid, a casa dell'Atletico. E' un pomeriggio carico di tensione. Al 59' Duenas porta in vantaggio i catalani; passano quattro minuti e i Colchoneros pareggiano. Ne trascorrono altri due, e l'Español riapre tutti i discorsi, servendo un match-ball per i rivali e cugini. Se il Barça vince è campione. Non ce la fa. In classifica le due squadre finiscono alla pari, ma gli scontri diretti sorridono ai merengots. Festa grande, e paella valenciana per tutti in Plaza de Toros. Fine del Regno di Madrid.
Tabellini: Manzanares - Sarriá | Mundo Deportivo



1988
L'uomo dell'incubo dissolto

Si spegne, a Praga, Antonín Puč. Un ottimo centravanti, leggendario fromboliere dello Sportovní Klub Slavia Praha. Fu anche, e fino a tempi recenti, il principale goleador della nazionale cecoslovacca. Non per caso, fu lui che, nella finale del '34, aprì le danze, rischiando di rovinare la festa all'Italia e al regime. Gli azzurri rimediarono, e perciò Antonin può essere ricordato semplicemente, per ciò che è stato: un grande pedatore della sua epoca. L'artefice di un sogno svanito, per la Cecoslovacchia; l'incubo rapidamente dissolto, per la nazione italiana.