27 marzo

1949
Applausi a Chamartín

C'è grande attesa a Madrid, e il tutto esaurito a Chamartín. L'España si misura con i campioni del mondo, nessuno vuole perdersi la sfida. Pozzo, dal canto suo, coglie l'occasione per misurare lo spessore di alcuni giovani: Becattini, Lorenzi, Amadei, tutti e tre all'esordio. Così, del Toro ne schiera 'soltanto' sei: Bacigalupo, Ballarin, Rigamonti, Castigliano, Menti e Mazzola. L'Italia vince facilmente (tre a uno). Per Valentino e i suoi compagni sono gli ultimi applausi in maglia azzurra; quello di ritorno, l'ultimo volo senza paura.


1963
Giacintone

Lo spilungone che gioca sull'out di sinistra sarebbe un terzino. Ma occorre stare attenti: è fortissimo sulle palle alte, è veloce, va di frequente all'attacco. Soprattutto quando gli attaccanti non riescono a far gol (e lui ne fa, eccome): così l'ha impostato il Pepp Meazza nelle giovanili dell'Inter. Edmondo Fabbri lo porta in Turchia, retour-match di un preliminare in cartellone per il Campionato europeo. C'è da difendere un comodo sei a zero. L'Italia vince, ma delude. Giacintone Facchetti è ancora timido, ma era facile prevedere che quella maglia nessuno gliel'avrebbe sfilata per molti, moltissimi anni. "Ho vissuto con Facchetti cento e più partite in azzurro, io attaccante lui capitano. Giorni belli e meno belli ma comunque con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta. Per noi tutti era un esempio, un punto di riferimento costante, era il nostro angelo" (Gigi Riva).
Tabellino 

1976
Michel & Michel

Uno in panca, l'altro in campo. Al Parco dei principi. Di fronte i cecoslovacchi, cioè i futuri campioni d'Europa (mancano pochi mesi): ancora non lo sanno, probabilmente non osano nemmeno pensarlo. Michel Hidalgo e Michel François Platini, invece, lo diventeranno di lì a otto anni; e quella lunga cavalcata, fatta di applaudito calcio-champagne, ubriacherà la nazione portandola dove non era mai stata; nell'élite del calcio mondiale. Michel brinda all'esordio con il gol del due a zero; e pace se i cechi, prima del 90°, riescono ad acciuffare il pari.
Tabellino | Video



1999
Un torrente de goles y alegrìa

Non erano state prolifiche, le prime apparizioni di Raúl González Blanco nella Roja. Giovane asso del Real pigliatutto a cavallo dei millenni, dopo venti partite può vantare la miseria (per lui) di cinque gol. La Spagna però va bene, è lanciata verso la qualificazione all'europeo belga-olandese. Al Mestalla ospita la nazionale austriaca forse più derelitta di sempre. Umiliazione è dire poco: nove a zero. Raul si esalta, e quattro palloni finiti alle spalle del malcapitato Wohlfarth (foto) sono firmati da lui. "Un torrente de goles y alegrìa", sottolinea Mundo Deportivo.




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26 marzo

1961
Signori, questo è il derby

Così si apriva il resoconto di Gianni Brera. L'Inter domina, ma il Milan vince. Partita condizionata da Altafini, che va in gol dopo 20 secondi. "David avrebbe voluto legnare in porta: ha sparato invece a due spanne da terra in direzione di Altafini: il quale, grandissimo, ha saputo controllare quel proietto con il destro e ribatterlo fulmineamente a rete di sinistro, cavandone un tiro imparabile da Belzebù, non dico dal prode Buffon". L'Inter "inghiotte e si avventa". Il Milan trionfa, la Juve sorride.

1977
L'ultima profezia

Ad Anversa, Belgio e Olanda si giocano o quasi la qualificazione ai mondiali d'Argentina. Vincono gli Orange, un gol per tempo. Osserviamo il secondo. Willy van der Kuijlen, totem del PSV, è appena entrato, sostituendo Kees Kist, totem dell'AZ. Praticamente dal centro del cerchio del centrocampo, alza un pallone a scavalcare la difesa belga. Spunta, oltre la linea difensiva molto avanzata dei padroni di casa, la sagoma di Johan Cruijff. Forse è in fuorigioco. Forse no. Solo davanti a Piot, il Profeta lo irride con un pallonetto che più morbido non potrebbe essere. Tutto normale, per lui. Ma si tratta del suo ultimo gol per l'Olanda, e merita di essere ricordato.

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25 marzo

1903
La Academia

Un club sportivo viene fondato ad Avellaneda, provincia di Buenos Aires: coltiverà molte discipline, e naturalmente il football. Le casacche avranno i colori - bianco e azzurro - della Repubblica d'Argentina. Dominerà il calcio nazionale negli anni '10, vincendo titoli a ripetizione (sette consecutivi, tra il 1913 e il 1919). Si eleverà a club di grande notorietà internazionale solo nei 1960s, quando metterà in bacheca la Copa Libertadores e la Coppa Intercontinentale.


1995
Pinturicchio

A Salerno, gli azzurri si recano per un facile incontro di qualificazione agli europei d'Inghilterra contro l'Estonia. Sacchi ha deciso: regalerà ad Alessandro Del Piero il primo gettone. Con lui battezza altri due juventini: Peruzzi e Ravanelli. Non si corrono rischi. E' un quattro a uno di ordinaria amministrazione. Ma l'esordio di Alex non è facile: "spazi pochi, iniziative zero perché quando il contadino entra nel Palazzo del Signore si leva gli zoccoli e mette le scarpe, insomma si usa che se ne stia buono e quieto a far la parte sua. Peccato che il ruolo del Talentino resti sconosciuto e ibrido: né punta né centrocampista" (Marco Ansaldo, La Stampa). Già. Quello che sarà il simbolo della Juventus per quasi vent'anni non riuscirà mai a entusiasmare il paese con la maglia azzurra.

24 marzo

1888
Il pugno di mosche

Non di rado succede. Pensi di avere la coppa in tasca; anzi, vorresti fare la foto-ricordo prima ancora di aver giocato, tanta è la certezza della superiorità nei confronti dell'avversario. Non di rado succede: che ti ritrovi invece con un pugno di mosche, e non sai spiegarti il perché. Capitò ai quotati pedatori del Preston North End Football Club nel 1888: la loro cavalcata sino alla finale di FA Cup era stata trionfale; tutte le rivali spazzate via, quarantanove gol in sei partite. Mancava solo il West Bromwich Albion (peraltro, finalista nelle due precedenti edizioni del torneo). "Ci vorrà il pallottolliere", strombazzano i Lilywhites. Difatti. Vinsero i Baggies (a lato, la foto-ricordo), due a uno.
La finale

1935
Epifania di un cannoniere

Pozzo porta i suoi al Praterstadion; la comitiva è attesa dal Wunderteam, e in programma c'è un match sostanzialmente decisivo per la Coppa Internazionale 1933-35. Gli austriaci hanno ancora il dente avvelenato per la semifinale di Milano dell'anno precedente - semifinale di coppa del mondo. Sindelar si ricorda le botte prese da Luis Monti e medita la rivincita. Tanto più che Meazza deve star fuori; controvoglia, Monsù Poss è 'costretto' a far esordire Silvio Piola. "Naturalmente gli austriaci si avventano agli azzurri per farne un sol boccone. Due volte in contropiede parte Piola: folgora Platzer da fuori la prima volta; lo dribbla addirittura la seconda" (Gianni Brera). Epifania di un campione, e si può nel contempo celebrare il primo picnic italiano sul santo prato di Vienna.


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23 marzo

1958
La sconfitta che non mortifica

La cara vecchia Austria scende in campo contro la vecchia cara Italia per la Coppa Internazionale. Per quell'antica e prestigiosa competizione, al Praterstadion - oggi un prato bianco e luccicante, completamente innevato - non si giocherà mai più. Sì, è la classica ultima volta. Tra i molti spettatori presenti serpeggia forse un po' di nostalgia. Le due rappresentative - un tempo grandi, anzi grandissime - sono in declino: irreversibile quello austriaco, momentaneo (ma protratto) quello italiano. Alfredo Foni schiera cinque esordienti, nessuno di loro farà molta strada in azzurro. Vincono gli austriaci nel tripudio, in rimonta, segnando due volte negli ultimi dieci minuti. A proposito di ultime volte: fu l'ultima sconfitta patita dall'Italia contro l'antica rivale. Perlomeno, disse Monsù Poss, non fu mortificante.
Tabellino | Video (Archivio Luce)


1994
L'astro nascente

C'è un ragazzino - non ha ancora diciotto anni - che nelle giovanili del Brasil sta facendo meraviglie. Gioca nel Cruzeiro, ma i club europei l'hanno già adocchiato. E infatti dalla prossima stagione traslocherà a Eindhoven. Oggi, intanto, c'è un'importante 'amichevole' della Seleçao, a Recife, con l'Argentina. D'estate si va negli USA, la macchina va messa a punto. Parreira porta il ragazzo in panchina, Bebeto fa due gol. Proprio il numero di Bebeto si alza a bordo-campo, quando mancano dieci minuti alla fine. Al suo posto entra il bocia, si chiama Ronaldo Luis Nazario de Lima. Ronaldo.
Cineteca

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22 marzo

1925
Una vittoria a buon mercato

Nello 'Stadio di Corso Marsiglia', a Torino, sul campo della Juventus, giocano Italia e Francia. I galletti sono quasi tutti alle prime armi; gli azzurri dicono addio a Renzo De Vecchi e salutano l'ingresso in squadra di Fulvio Bernardini (foto), giovane e promettente centromediano della Lazio. La partita in pratica non c'è, tanto "lacrimevole" è lo stato del football francese, come sanno anche "i picchetti dei corner" (La Stampa). Finisce con una vittoria "a buon mercato" (degli italiani, la più ampia mai ottenuta nei confronti dei cugini: sette a zero).
Tabellino


1975
L'elegante Guido

Si spegne, a Firenze, Guido Ara: esponente tipico della protostoria calcistica italiana; mediano, uomo di lotta e di governo, elemento cardine nell'epopea della Pro Vercelli. La scuola della Pro genera energici lottatori piuttosto che ricamatori: e lui, accantonate le finezze tecniche, "sarebbe poi diventato a sua volta uno scarpone" (Gianni Brera). D'altra parte, "il calcio non è uno sport per signorine", ebbe a dire, stanco delle proteste per il gioco duro che lui e i suoi praticavano. E' un luogo comune dei discorsi sul football, ma pochi saprebbero indovinare per merito (o per 'colpa') di chi lo è diventato.


1978
Perfectly playable

La Coppa dei Balcani dura tantissimi anni, almeno tre. Partecipano sei nazionali ma - vai a sapere perché - quattro nel primo girone e due nel secondo. Misteri balcanici, appunto. Come che sia, il 22 marzo 1978 nello stadio del Besiktas c'è calcio per palati fini: Turchia versus Romania, nessuna qualificata per il mondiale d'Argentina. La scena, a Istanbul, è quella che di frequente si vede: tempo da lupi, campo ridotto a una palude, i giocatori si impegnano ma spesso invece che il pallone colpiscono le pozzanghere, generando ulteriore confusione. C'è poca gente sulle tribune - logico -, il match è combattuto e si conclude in parità. Sulla panca dei rumeni c'è Pisti Kovács, che dopo i successi con l'Ajax ha provato a fare il CT. Prima in Francia, ora a casa sua. Modesto il materiale umano a disposizione, e zero tituli. Sic transit gloria mundi.
Tabellino | Highlights

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21 marzo

1874
Scottish Cup

Anche in Scozia c'è la Coppa: due anni dopo quello inglese, il torneo varato dalla Scottish Football Association giunge all'atto finale. Delle quattordici squadre in lizza ne sono rimaste due: il Queen's Park - strafavorito - e il Clydesdale. Si gioca ad Hampden Park, sugli spalti non c'è ancora una folla traboccante. Schioda il match William MacKinnon (nella foto), brillantissimo dribblatore, e lo mette in discesa. Finisce due a zero. Per il Queen's è la prima di dieci coppe tesaurizzate sullo scorcio del XIX. Moltissime: ma non ce ne saranno altre.
Il racconto

1961
Il feroce Lotario

Nasce, a Erlangen, Lothar Matthäus. Passerà la vita sui campi, dove imparerà a coprire qualsiasi ruolo. Giostra con una ferocia agonistica che in pochi si è visto, e che l'ha portato ben oltre le proprie doti naturali: fino al pallone d'oro, fino a un titolo mondiale - e a giocare, con la Deutsche Fußballnationalmannschaft, nientemeno che 150 partite in vent'anni esatti. "Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo" (Diego Armando Maradona).


1973
Caparbi 'bogianen' bianconeri

Siamo a Budapest, lo stadio è il Megyeri ùt, la partita è iniziata da meno di un quarto d'ora e la Juventus è già sotto di due gol. Poiché l'andata a Torino era finita con reti immacolate, non varrebbe nemmeno la pena di fare un pronostico, e dire che in semifinale ci andrà l'Ujpest. E invece, quel che accade nei restanti settantacinque minuti merita di essere testimoniato. E' "con terribile vigoria" che i bianconeri risalgono la corrente, trascinati dal sempreverde José 'Mazzola' Altafini fissano un pareggio premiato dalla regula e sbucano sul rettilineo finale della Coppa dei campioni. "Il motore del jet bianconero ha ritrovato il ritmo necessario. Ora basta revisionare qualche bullone, qualche rotella, poi sarà lecito sperare nella continuazione di questa «escalation» europea. I «quarti» valevano bene il freddo di Budapest, che ha radunato allo stadio un pubblico sportivissimo: ma era un vento di chiara marca bianconera. Da una partita che poteva costituire un rendiconto amaro per il football di casa nostra, è stata tolta la migliore castagna. Con la freddezza e l'animo necessari. Complimenti, «bogianen» bianconeri: qualcosa della vecchia caparbietà subalpina si è trasferita in ciascuno di voi, siate pugliesi o brasiliani. Budapest era una tappa necessaria. E adesso sia benvenuto il signor Cruyff" (Giovanni Arpino).

1990
Ossi belgi

Al solito, i belgi sono ossi difficili da spolpare. I loro ingredienti preferiti sono tre: tattica del fuorigioco, gioco ai limiti del regolamento, grande portiere. La prima gli serve a poco, si gioca sempre nella loro tre quarti di campo. Quindi prevale il ricorso alle botte e al portiere, che è il signor Preud'Homme. Dirà Righetto negli spogliatoi: "ci hanno picchiato in maniera indegna per tutta la partita", mostrando occhi lucidi di emozioni rabbiose - le partite per lui non sono mai finite davvero. Sta rivedendo la folle serata del Dunadùn (foto), posseduto dallo spirito di Garrincha e sgusciante da ogni pertugio, da ogni selva di gambe. Sgambetti trattenute calcetti e chissà cos'altro. Ma a beccarsi il rosso è lui, da possibile eroe a potenziale reprobo, per una reazione provocata e nemmeno poi davvero cattiva. Sul momento è incredulo; esce, e - misteri del football - il Milan viene finalmente a capo del Mechelen, che è riuscito a prolungare l'agonia di tutti fino ai tempi supplementari.

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