21 febbraio

1897
La Stella Rossa di Parigi

Pare che il nome (Red Star Club Français) sia stato scelto pensando a Buffalo Bill o a una Compagnia navale atlantica. Poco importa: questa squadra di calcio venne fondata da Jules Rimet (nella foto), il grande escogitatore del football. Fu un club abbastanza importante nella prima metà del secolo scorso, quando vinse alcune edizioni della Coppa di Francia. Nel dopoguerra, il declino irreversibile. Oggi, mestamente, quelle antiche maglie sono indossate da pedatori della seconda o terza divisione, su e giù, giù e su; c'est la vie.
Sito ufficiale


1979
Da Zamora a Pelé

Si spegne, a São Paulo, Waldemar de Brito. Ha militato in svariate squadre del Sudamerica, e fu ovunque notevole artilheiro. Anche nella Seleçao ha lasciato ricordi in forma di gol: 18 in altrettante partite, fra il 1933 e il 1934. Ma ciò che lo sottrarrà per sempre all'oblìo sono un rigore sbagliato e la scoperta di Pelé. Portò quest'ultimo al Santos, nel 1954, predicendone il regno. Quanto al rigore, glielo parò Zamora alla Coppa del Mondo del '34. Era il primo penalty mancato nella storia della competizione, e costò al Brasile l'eliminazione.


2004
Il gigante buono

Si spegne, a Wakefield (West Yorkshire), John Charles, archetipico centravanti gallese, che formò con Boniperti e Sivori un epocale trio d'attacco nella Juventus. "Era apprezzato soprattutto per la testa; pochi confronti: Shakespeare, Leonardo. Se passava un pallone nei dintorni di quella fronte, generosamente spaziosa, finiva in rete" (Enzo Biagi).
Pentavalide


20 febbraio

1921
Quella prima volta a Marsiglia

Solo una volta la Francia giocò allo Stade de l'Huveaune, arena dell'Olympique Marseille. Ebbe di fronte l'Italia, per un confronto ormai quasi classico. Dicono le cronache che i francesi dominarono il campo nel primo tempo, finito avanti di un gol. Ma nel secondo la truppa azzurra si riscosse, rimontando e vincendo la partita (decise il genoano Aristodemo Santimaria - nella foto), stabilendo un'egemonia sui confinanti che non verrà intaccata fino a tempi assai recenti. Prima vittoria italica in terra franzosa.
Tabellino

1940
Il lavativo

Nasce, a Londra, Jimmy Greaves. Per dire: a ventuno anni avrà già segnato cento gol in First Division. Chelsea e Tottenham saranno le sue squadre, con breve parentesi al Milan (dieci partite, altrettanti gol) e un'ultima stagione (poco più che trentenne) a Upton Park. "Un abilissimo stilista, ma un gran lavativo", fu il giudizio di Brera. Appese le scarpe al chiodo, farà fatica a contare i propri gol; ma le appenderà vicino alla foto della Coppa del Mondo che vinse nel 1966.

Mazzandro e Domingo
1971
Dopo i pomodori, gli agrumi

I paradossi del calcio italico. La nazionale di Valcareggi, campione d'Europa e vicecampione del mondo, non fu molto apprezzata in vita. Così, dopo i pomodori al ritorno dalla leggendaria spedizione messicana, ecco gli agrumi a Cagliari. Per la prima volta a Cagliari, in un'amichevole contro la Spagna, gli azzurri scendono in campo senza un sardo, senza un solo uomo che militi nella squadra campione d'Italia. Riva si era immolato a Vienna. Domenghini è in panca, il che indispettisce ancora di più il pubblico - al suo posto, in posizione di ala destra, c'è Mazzola, "fischiatissimo come un ladro di maglia". Così i cagliaritani parteggiano per la Roja, guidata da Ladislao Kubala, che chiude il primo tempo sul due a zero. Confuso forcing dei nostri nel secondo tempo, svantaggio solo dimezzato. "E' caduta una stella, è finita la fortuna, anch'essa stanca di concedere i suoi favori a gente che ne ha goduti fin troppi": così intonava il De profundis Giovanni Arpino. "E ora non ci si venga a dire che si trattava di un incontro amichevole: questo è un incontro storico. Si scende dal vecchio carrozzone per salire su uno nuovo, anche se costa doverlo aspettare qualche minuto di più alla fermata". L'attesa si protrasse, per qualche anno.
Cineteca

1979
Addio al Paròn

Si spegne, a Trieste, Nereo Rocco, grandissimo interprete del calcio all'italiana, artefice del primo ciclo europeo del Milan. "Un uomo diverso da com'è stato raccontato. Timido, rispettoso. Sembrava burbero ma non lo era, ogni tanto gli scappava una battuta in dialetto ma era un uomo colto, che non diceva mai nulla di banale. Parlava volentieri con noi, ma non aveva mai il coraggio di avvertirci: oggi stai fuori" (Giovanni Trapattoni).



19 febbraio

1910
Apre il Teatro dei Sogni

Per il match di First Division tra United e Liverpool si inaugura Old Trafford. "The most handsomest, the most spacious and the most remarkable arena I have ever seen. As a football ground it is unrivalled in the world, it is an honour to Manchester and the home of a team who can do wonders when they are so disposed” (The Sporting Chronicle). Non andò bene ai Red Devils: in vantaggio di tre gol, furono rimontati e superati. Più che un sogno, un incubo.
TabellinoStoria di Old Trafford



1969
Clamoroso a Lisbona

Mentre il Milan pattina sul'erba innevata di San Siro ed è bloccato dai temibilissimi scozzesi del Celtic, in un altro quarto di Coppa dei campioni si è già alla resa dei conti. Il Benfica pare in condizioni smaglianti; è candidato a rinverdire i successi dei primi anni '60, ridimensionando perciò a chiacchiera la profezia di Guttmann. Infatti, opposto al proto-Ajax, aveva all'andata passeggiato ad Amsterdam: tre a uno. Ora, nell'imponente scenario dell'Estadio da Luz, c'è solo da archiviare la pratica. Senonché il giovane asso dei lancieri, il numero quattordici, non ha voglia di abbandonare così presto la competizione. Ci pensa lui, nella fase centrale del primo tempo, a portare i suoi sul tre a zero (incredibile!): nella foto, si sta rialzando, dopo essere arrivato su un pallone indeciso e maltrattato da deviazioni varie, insaccandolo di opportunistica prepotenza. Più tardi, invece, segnerà un gol di rara bellezza, convergendo da sinistra in slalom e piazzando la sfera nell'angolo. Capolavoro. Si capisce quel che diventerà, a breve. Il Benfica, tuttavia, è salvato dal solito Torres. Risultato speculare a quello dell'andata, e spareggio. E spettacolo.

18 febbraio

1951
La mejor cabeza de Europa

A Chamartín c'è parecchia gente, anche se è solo un test-match e l'avversario  della Roja non è di particolare richiamo. Nella commissione tecnica ora c'è anche Paulino Alcántara - il filippino naturalizzato catalano, pardòn spagnolo, sì proprio lui, la grande stella del Barça di qualche anno or sono - e dunque ci si può aspettare una festa di gol. Sono tempi in cui il terrore dei portieri iberici è un basco, nome lungo (Telmo Zarraonandia Montoya, abbreviato in "Zarra": foto) ma colpi brevi e letali. Fino ad anni molto recenti, nessuno aveva segnato più di lui nel campionato di Spagna. Un'iradiddio. Infatti la Spagna vince sei a tre. Quanto a Zarra, chiedete pure referenze sul suo conto ad Adolf Hug, allora portiere del Locarno. Il basco, in quella partita, lo infilzò quattro volte, e lui non fu mai più chiamato a difendere la verginità elvetica.
1882
Il 'massacro' di Bloomfield

Per la prima volta scende in campo un XI che rappresenta la nazione irlandese. Ospita, a Belfast, per un friendly match, l'Inghilterra. Non c'è storia, non c'è partita. Non è nemmeno un allenamento. Finisce tredici a zero. Brillano le stelle dell'Aston Villa, Oliver Vaughton (nella foto) e Arthur Brown, che scuotono la rete, rispettivamente, cinque e quattro volte.
Tabellino






Daily Mail
1987
A proposito di quaterne

Gary Lineker, si sa, amava le abbuffate. Gli piaceva infierire. Doppiette, triplette a gogò. Ovunque. Anche con la maglia di Albione, la quale di solito appesantisce le gambe e inibisce la sinapsi dei pedatori che la indossano. Gary faceva eccezione. E - inoltre - si esaltava nelle grandi arene. D'accordo, per l'amichevole invernale tra Spagna e Inghilterra il colpo d'occhio del Bernabéu non è gran cosa, ma il centravanti di Leicester non ha davvero passione per questi dettagli. Tra le due squadre (a quell'epoca) più perdenti del mondo, hanno la meglio gli ospiti. Quattro a due, e quattro gol di Lineker in mezzora e poco più. Oh my God!

17 febbraio

1974
La manita

E' un Real che naviga nelle mediocrità del centroclassifica, e ospita un Barça - capolista e su di giri - su cui la vitamina Cruijff sta conseguendo effetti prodigiosi. In effetti, si può dire che la storia moderna del club catalano inizi con questa partita al Bernabéu, divenuta ovviamente storica. Cinque a zero, senza discussioni. "Sensacional!", è il commento (sobrio, tutto sommato) di El Mundo Deportivo.


1906
Solitude Ground

Siamo a Belfast, e da qui muove la British Home Championship del 1906. C'è Irlanda-Inghilterra, appuntamento fisso di ogni anno, dal 1882. La Football Association inglese non è che perciò sospenda le proprie competizioni per club, anzi: giornata regolare in prima e in seconda divisione. Una decina gli esordienti messi in campo dai due XI. Tra tutti, tuttavia, brilla l'ala destra del Preston, Richard "Dicky" Bond (nella foto) - tra i migliori pedatori albionici della sua generazione -, che mette la firma sul tabellino, aprendolo e chiudendolo: 5-0. Uniche sue reti per l'Inghilterra.
Tabellino



2005
L'idolo lunatico

Si spegne, a San Nicolás de los Arroyos (Buenos Aires), Enrique Omar Sívori. Era un fuoriclasse tipico della sua epoca: fantasioso, irridente, irascibile. E' stato, in qualcosa, l'annunciazione di Maradona. Dribbling funambolici, lingua tagliente, umori lunatici. Ha indossato poche maglie, ma è sempre stato l'idolo indiscusso dei suoi stadi: al River, alla Juve, al Napoli. Non lo amavano gli arbitri: "liberaci, o Signore, dalla luna di Sivori. Amen" (Emilio Violanti).




16 febbraio

1957
Le coppe di Ad-Diba

In pochi giorni si svolge a Kartoum, in Sudan, la prima Coppa delle Nazioni d'Africa. Le rappresentative iscritte sono quattro, ma il Sudafrica, all'ultimo istante, è 'costretto' a rinunciare. L'Egitto batte gli ospitanti, e incontra in finale l'Etiopia. Vittoria faraonica, quattro a zero, quattro gol di Ad-Diba, alias Mohammed Diab Al Attar. Dopo aver smesso di pedatare, farà di mestiere l'arbitro, e sarà piuttosto apprezzato. Non per nulla, nel 1968, toccherà a lui dirigere la finale della coppa con cui aveva brindato in gioventù.
Tabellino | Profilo di Ad-Diba 



1964
Lo chiameranno Bebeto

E' maschio, è maschio! Giocherà a pallone, è sicuro! Per ogni bimbo che viene alla luce in Brasile il futuro sperato è che sappia farsi strada con un pallone. Sarà stato così anche quando nacque, a Salvador, José Roberto Gama de Oliveira. Infatti diventerà famoso, segnerà tanti gol, vincerà moltissimi trofei. Lo chiameranno Bebeto. Avrà anche lui dei figli, e porterà sul campo il gesto del padre che culla il suo bimbo dopo un gol importante nella Coppa del Mondo.



2002
L'uomo di tutte le disfatte

Si spegne, a Guildford, Sir Walter Winterbottom. Fu il principale protagonista di tutte le disfatte inglesi degli anni '50. "In no other footballing country in the world could a manager with Winterbottom's results have survived so long. You could hardly blame him for the ghastly defeat in Brazil when, as he said, We did have our chances, dozens of them, but he was never an inspirational figure, he had a tendency to talk above his players' heads, and for all his interest in tactics, his strategies were often flawed" (Brian Glanville).
Profilo | Necrologio (B. Glanville, The Guardian)

15 febbraio

1879
Il football non era nelle sue corde

Nasce, a L'Aja, François Menno Knoote. E' il primo olandese scritturato dal Milan, e lui è ben contento di venire a Milano. In effetti, gli interessa diplomarsi al Conservatorio, vede per sé un futuro da cantante e non da pedatore. Quindi si allena poco e gioca meno: teme di danneggiare le corde vocali. Si narra di una partita in cui, appena venne a piovere, lui si rifugiò negli spogliatoi rifiutandosi di tornare in campo. Peccato: pare avesse talento. Due apparizioni in rossonero, uno scudetto.


1931
Silvio e Peppino

Alla seconda di ritorno l'Ambrosiana è molto mal messa in classifica, e solo quattro squadre si trovano in condizioni peggiori. Il titolo conquistato l'anno precedente ha inebriato la squadra, e il rendimento è scemato. All'Arena sono di turno i bianchi di Vercelli, che hanno tra le fila un diciottenne di cui bene si dice: Silvio Piola (foto). E' lui, dopo un quarto d'ora, a schiodare il match. Meazza non gradisce, e nel giro di pochi minuti ne fa due (il secondo mirabolante). Silvio prende nota. Anche oggi ha imparato qualcosa.


1967
La svolta mediatica

Andata dei quarti di Coppa dei Campioni a San Siro: la sfida è epocale, Inter contro Real Madrid. Televisioni di tutto il mondo collegate: per il massimo torneo continentale è il giorno della svolta mediatica. I detentori spagnoli, lo squadrone di HH. Prezzi dei biglietti alle stelle, lo stadio non si riempie. E la partita non è granché: tanti celebrati assi, un solo gol, e come spesso capita intestato alla figurina meno famosa: Renato Cappellini.
Cineteca


1984
Il regista terzino

Nel Deutsche Fußballnationalmannschaft fa capolino un ventiquattrenne del Kaiserlautern: è il regista, ma gioca sul lato sinistro della difesa; col piede mancino telecomanda il pallone. Accade a Varna, nello stadio intitolato a Yuri Gagarin, per un'amichevole tra Bulgaria e Germania. Si sta parlando di Andreas Brehme. Di quell'XI sarà una colonna per dieci anni. Un lungo volo nello spazio, di cui tutti ricordano il gol segnato su calcio di rigore nella finale di Italia '90.



1990
Full Metal Jacket

Si spegne, a Belo Horizonte, Dorival Knipel. Era un centrocampista di stazza, divenuto portiere e soprannominato Yustrich per la somiglianza del suo cappellino con quello che indossava un famoso arquero del Boca. Giocò soprattutto nel Flamengo, poi allenò numerosissimi XI brasileri. Peggio che un sergente di ferro; minacciava i pedatori col revolver, si azzuffava, litigava con tutti. Le caserme erano, al confronto, un paradiso.
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